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MI CHIAMO SIMONE DANGELO

sono nato a Genova nel 1987, l’anno in cui Nilde Iotti diventava la prima donna Presidente della Camera e gli U2, con The Joshua Tree, scalavano le vette delle classifiche mondiali.

Ho un figlio, Pietro, che sta muovendo i suoi primi passi in questo angolo di mondo. Condivido la vita con Maddalena, insegnante della scuola pubblica italiana.

Sono cresciuto a Oregina, quartiere popolare sulle alture di Genova. Il quartiere di Guido Rossa e di Padre Agostino Zerbinati. Un quartiere dove la Resistenza ha lasciato segni indelebili. Un luogo dove il passato non è nostalgia, ma radice. Ho scoperto il significato della parola giustizia grazie alla passione missionaria di Don Prospero Bonzani, formidabile educatore, sulle cui lezioni ancora oggi mi soffermo a riflettere.

Il mio impegno civile è iniziato tra i banchi di scuola, nel movimento studentesco. Quello che reclamava a gran voce un ruolo da protagonista nei processi di formazione e apprendimento, difendendo l’istruzione pubblica come garanzia di emancipazione sociale per tutte e tutti.

Vi auguro un 2026 “di parte”.

Dalla parte di chi non ha voce, e non di chi urla più forte. Dalla parte di chi cura, costruisce e insegna, spesso nell’ombra. Dalla parte di chi cerca casa e di chi cerca pace. Dalla parte di chi, questa notte, non farà il conto alla rovescia con un calice in mano, ma sarà di turno in un ospedale, alla guida di un autobus, a garantire la sicurezza di tutte e tutti.

È stato un anno pieno, anche per me: un anno di passi avanti, di responsabilità nuove, di scelte che pesano e di speranze che resistono. Ma soprattutto un anno che mi ha ricordato ogni giorno che la parte giusta è quella che si prende cura del domani.

Che il nuovo anno ci trovi lì: al fianco di chi lavora, di chi è rimasto indietro e di chi non si arrende. Perché la speranza non è un regalo che si aspetta, ma una strada che si apre lottando insieme.

Buon anno, a tutte e tutti noi.
A Sanremo, ogni giorno alle ore 20, suonerà una campana. Non per chiamare i fedeli a raccolta, non per segnare un momento di comunità, ma per imporre un giudizio morale su tutta la città. È la "campana dei bambini mai nati", voluta dal Vescovo Suetta. Un gesto che, dietro la retorica della "voce a chi non ha voce", nasconde l'intento preciso di colpevolizzare le donne e attaccare frontalmente la Legge 194.

Non è la prima volta che il Vescovo utilizza il suo ruolo per lanciare crociate ideologiche. Penso, ad esempio, agli attacchi alla comunità LGBTQIA+. Ma trasformare il suono di una campana in un atto di accusa quotidiano verso scelte dolorose e personali è un passo ulteriore.

La Legge 194 è una legge di civiltà, che tutela la salute e l'autodeterminazione delle donne. Come hanno sottolineato anche @edoardoverda ed @enricoioculano, Sanremo e la Liguria hanno bisogno che quella legge sia interamente applicata e hanno bisogno di una sanità pubblica che funzioni, di consultori aperti, di supporto reale alla genitorialità. Non di rintocchi che suonano come sentenze morali emesse per colpire, giudicare e colpevolizzare le donne.
Vi ricordate poche settimane fa quando, solo a nominare l'ipotesi di una tassa di imbarco per chiedere un contributo ai croceristi, scattava l'allarme? "Le navi scapperanno!", "Le compagnie abbandoneranno Genova!", "È un attentato al porto!".

A evocare lo scenario apocalittico contro la scelta della Giunta Salis erano arrivati persino il Viceministro delle Infrastrutture, Edoardo Rixi, e il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, Matteo Paroli.

Bene. Oggi scopriamo che il pericolo di fuga è improvvisamente svanito, come per magia.

Ieri il Comitato di gestione dell'Autorità di Sistema Portuale, ha approvato l'introduzione di una nuova tassa: 1,23 euro su ogni container extra-Ue in transito da Genova, Savona e Vado Ligure. L'obiettivo? Finanziare la nuova piattaforma digitale Pcs (Port Community System).

Quindi ricapitoliamo la logica: se si chiede un contributo per diminuire il debito pubblico locale e finanziare conseguentemente i servizi della città, il monitoraggio ambientale o la pulizia delle strade (che usano anche i croceristi), è una follia che farà scappare le navi. Se invece l'Autorità di Sistema Portuale chiede 1,23 euro a container per finanziare se stessa e i propri sistemi, allora va tutto bene. Nessun allarme, nessuna fuga, nessuna minaccia al porto.

Evidentemente, per alcuni, le tasse sono un problema solo quando servono ai cittadini.
All’alba del 28 dicembre 1943, al poligono di Reggio Emilia, i fascisti fucilarono sette fratelli. Gelindo, Antenore, Agostino, Aldo, Ferdinando, Ettore e Ovidio. Senza processo. Per rappresaglia.

Ma prima di diventare martiri, i Cervi erano stati visionari. Erano contadini che, tra una pausa e l'altra dal lavoro, studiavano sui libri. Erano quelli che avevano portato il primo trattore nella zona e piantato, per primi in Emilia, l'uva americana. Avevano un mappamondo sul tavolo, perché sapevano che non si può fare progresso nel proprio campo se non si guarda il mondo intero.

Il loro antifascismo nasceva da lì: dalla conoscenza, dalla terra e dalla solidarietà. La loro casa ai Campi Rossi divenne un rifugio per tutti: per i partigiani, per i prigionieri alleati, per chi aveva fame, come i 10 quintali di pasta offerti a tutto il paese dopo la caduta del Duce, perché la libertà o è condivisa o non è.

Da genovese sono orgoglioso che oggi, a Reggio Emilia, sarà la nostra sindaca Silvia Salis a onorare una famiglia che alla Resistenza ha dato tutto: non è solo storia passata, è il seme del nostro presente.

Viva i Fratelli Cervi!
🌹Ora e sempre.
Vorrei augurare a ciascuna e ciascuno di voi un Natale sereno, di riposo e di affetti veri. Ma, anche in questi giorni di festa, il mio pensiero va a chi rende possibile tutto questo con il proprio lavoro. Per questo vi lascio con un sorriso, ma anche con uno spunto di riflessione. Si dice spesso che il Natale è dei bambini: ricordiamoci di raccontare loro una verità importante, e di ricordarla anche a noi. "Senza elfi, anche Babbo Natale non andrebbe da nessuna parte".

È un modo semplice e sincero per ribadire una verità fondamentale: il valore insostituibile di chi lavora, costruisce, cura e manda avanti il mondo, spesso dietro le quinte. Siamo e saremo sempre dalla loro parte.

Buone feste!
È online il numero 5 di Strada per strada, l’ultima newsletter di questo 2025.

Un’occasione per fare il punto sulla battaglia per il bilancio regionale, sui risultati ottenuti anche dentro una manovra lontana dalla realtà delle persone, e sulle sfide che ci aspettano: diritto alla casa, ricerca, sanità, scuola, università e futuro del Partito Democratico.

Parliamo di un’idea di Liguria che non si accontenta della propaganda, ma guarda ai numeri, alle disuguaglianze, al lavoro e ai diritti. E raccontiamo di un anno intenso, fatto di conquiste importanti – come la vittoria di Silvia Salis a Genova – di passaggi che si chiudono e di responsabilità che restano.

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Armatori sulle barricate, comunicati di fuoco, minacce di abbandonare il porto. Fa quasi commuovere leggere le reazioni apocalittiche di queste settimane sui famigerati 3 euro di contributo sui croceristi.

Meno di una colazione al bar.

Le grandi compagnie di crociera - colossi che fatturano miliardi - minacciano di cancellare Genova dalle mappe per non versare una cifra che a Barcellona è di 7 euro (e la Rambla, curiosamente, non è deserta) e che persino a Salerno si paga senza drammi.

Vale la pena ricordare che questa “immane gabella” non nasce con l’amministrazione Salis, ma da un accordo firmato nel 2022 da Marco Bucci con il Governo Meloni, noti bolscevichi.

Ma il punto vero è un altro. Il rapporto città-porto non è un dettaglio tecnico: è una questione politica e urbana. Migliaia di croceristi attraversano ogni giorno strade, piazze, servizi e infrastrutture che Genova mantiene e finanzia. L’impatto del turismo crocieristico incide sulla vivibilità, sulla mobilità e sullo spazio pubblico, e non può essere scaricato interamente sulla collettività.

Genova offre le sue banchine, il suo traffico, la sua bellezza e i suoi servizi. Chiedere che chi utilizza la città contribuisca con l’equivalente di un caffè e focaccia per rendere più equilibrato il rapporto città-porto non è un affronto al libero mercato.

È solo timido buonsenso.
Dall'Assemblea Nazionale del PD un messaggio chiaro: il nostro partito è unito e pronto all'alternativa. 

Mentre il Governo Meloni litiga su poltrone e riforme costituzionali pericolose, la relazione di Elly Schlein ha riportato il dibattito sulla vita vera delle persone: in questi anni i beni alimentari sono aumentati del 25%, gli affitti per gli studenti sono saliti del 45%, i salari reali sono scesi del 9%.

Noi abbiamo un’agenda chiara, su cui lavorare da qui alle elezioni. Sanità: 3 miliardi subito per assumere personale e abbattere le liste d'attesa. Lavoro: Salario Minimo immediato, perché sotto i 9 euro è sfruttamento. Industria: su Ex Ilva serve l'intervento dello Stato per garantire produzione, occupazione e ambiente. Meloni tace, noi no.

Ma questa forza e questa unità del Partito Democratico vivono anche qui, nei nostri quartieri. A Genova proseguono i Congressi di Circolo: momenti preziosi di confronto per eleggere il nuovo Segretario Metropolitano. È nei circoli che l'alternativa mette radici. Partecipare ora significa costruire il PD dei prossimi anni: unito, radicale nei valori e concreto nelle soluzioni.
Il 12 dicembre non sarà mai una data qualunque.
56 anni fa, la bomba di Piazza Fontana a Milano tentava di fermare la democrazia con il terrore. Oggi sappiamo la verità: fu una strage neofascista, compiuta con la complicità di pezzi dello Stato deviati, che avrebbero dovuto proteggere i cittadini e invece scelsero la strategia della tensione.
Ricordare non significa solo portare un fiore, ma ribadire che l'antifascismo è la base della nostra convivenza civile. Milano e l'Italia non si piegarono allora, rispondendo con la partecipazione e la difesa della Costituzione.

Ed è proprio per difendere quella Costituzione – fondata sul lavoro – che oggi questo anniversario si intreccia con l'attualità. 

Oggi è il giorno dello Sciopero Generale.

Migliaia di lavoratrici e lavoratori riempiono le piazze per dire no a una legge di bilancio ingiusta.
Incrociare le braccia oggi non è un gesto né rituale né scontato. È una risposta di fronte a salari fermi mentre il costo della vita esplode, a una sanità pubblica che viene smantellata spingendo milioni di persone a rinunciare alle cure, a una precarietà che toglie futuro ai giovani.

C'è un filo rosso che lega il 1969 a oggi: la consapevolezza che la democrazia non è un dato acquisito per sempre. Si difende praticandola, lottando.
Onoriamo la memoria delle vittime di ieri stando al fianco di chi lotta per i diritti di oggi.
Siamo con chi sciopera. Siamo con chi tiene in piedi questo Paese con il proprio lavoro, e chiede semplicemente dignità.

La mia newsletter

C’è un filo che tiene insieme ogni passo in politica: l’idea che l’impegno non sia mai una scelta individuale, ma sempre un gesto collettivo. È questa convinzione che mi ha spinto a impegnarmi, a cercare ogni giorno il confronto con chi ha qualcosa da dire e da costruire.

Servono spazi in più per ascoltarci, informarci, sentirci parte di una comunità politica che vuole cambiare davvero.

Questo spazio non sarà un monologo, ma un percorso di condivisione concreta. Perché oggi più che mai servono strumenti capaci di unire piazze fisiche e digitali, e ridare alla politica il suo compito più autentico: camminare, ascoltare, cambiare. Strada per strada, casa per casa.

Non io. Noi

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Simone D'Angelo